Caffè e arte: il successo di un binomio che dura nel tempo

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Diffusione del caffè

Nel XVII secolo il caffè è entrato velocemente nella quotidianità europea; in Italia, in particolare, si è diffuso a partire dalla città di Venezia, più sensibile agli influssi derivanti dall’Oriente per via della sua posizione strategica come Repubblica marinara.

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Non a caso proprio nel capoluogo veneto è sorto nel 1720 il più antico caffè italiano, il Caffè Florian, tuttora attivo; sempre a Venezia, inoltre, il caffè è entrato in maniera importante nella commedia, grazie a “La bottega del Caffè” di Goldoni (1750).

Consumatori illustri di caffè

Non mancano testimonianze di illustri consumatori di caffè, da Voltaire che beveva 40 caffè al giorno per rimanere sveglio e pensare a come “poter combattere i tiranni e gli imbecilli” – a Ludwig van Beethoven che, come narra il suo biografo, dosava, in modo quasi maniacale, sessanta chicchi di caffè per tazza.

Il caffè protagonista dell’arte

Questa bevanda così amata si è imposta prepotentemente anche nell’arte pittorica/visiva; man mano che il rito del caffè entrava nelle case, infatti, iniziava a essere di pari passo celebrato anche nella pittura.

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La prima tela in cui venne rappresentato è la natura morta di Francisco de Zurbarán “Piatto di cedri, cesto di arance e tazza con rosa”, del 1633 in cui accanto agli altri elementi enunciati nel titolo, trova il suo spazio una tazza ricolma di caffè con una rosa, il tutto valorizzato da un sapiente gioco di chiaroscuri. 

famiglia-martelliDa lì fu un proliferare di opere raffiguranti le famiglie altolocate rappresentate mentre bevono il caffè, come nel settecentesco ritratto de “La famiglia Martelli” di Giovan Battista Benigni, come status di raffinatezza e di eleganza.

Nell’Ottocento il caffè diviene una bevanda di uso sempre più comune e di pari passo lo divenne la sua raffigurazione nell’arte. L’impressionista Edouard Manet vi dedicò ad esempio due celebri opere, la “Colazione nello studio” del 1868, in cui viene realizzata con molta cura la tazzina del commensale seduto sullo sfondo rispetto al protagonista e “Coppia al Pere Lathuille” del 1879; in quest’opera il cameriere con il bricco del caffè, di nuovo sullo sfondo, attende forse un cenno dei protagoisti, una coppia in primo piano seduta a un tavolo in atteggiamento complice; in alternativa potrebbe stare solo a sbirciare i due, con la scusa di servire il caffè ad un altro tavolo.

Caffè sullo sfondo, ma anche, naturalmente, caffè come protagonista, sia come bevanda, sia come locale in cui poterlo bere, trascorrendo qualche momento in compagnia a discutere piacevolmente.

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Il caffè raffigurato in questa seconda accezione da Vincent Van Gogh nella celeberrima opera La terrazza del caffè la sera (1888), si può ancora ammirare, tale e quale, nella Place du Forum, ad Arles.

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Altra tela famosa col caffè, inteso come bevanda protagonista della quotidianità, è quella di Paul Cezanne, che ritrae, tra il 1890 ed il 1895, la Donna con caffettiera. Quest’opera si può considerare una vera e propria anticipazione degli spot moderni in cui un semplice caffè regala una pausa dalla quotidianità spesso frenetica e stancante.

Non si può non citare Edward Hopper, che rappresenta la vita americana del XX secolo in maniera molto realistica e, proprio all’interno di questo realismo, trova il suo spazio l’immancabile caffè lungo. Celebri a tale proposito le opere Automat (1927) in cui una giovane è assorta fra i suoi pensieri con una tazza di caffè fumante fra le mani e I nottambuli (1942) dove i malinconici avventori di un locale affogano la propria solitudine davanti ad una tazza di caffè americano.

Tornando in Italia, il celeberrimo locale romano “Caffè Greco” è ritratto da Renato Guttuso nell’omonima tela del 1976 che rende perfettamente giustizia, grazie all’uso sapiente dei toni caldi, rossi e bruni, all’atmosfera del caffè.

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Raggiunse la fama internazionale come pittore del caffè Antonio Ferrigno che, a seguito al suo trasferimento nel 1893 a San Paolo in Brasile, iniziò a dipingere esclusivamente scene inerenti alla lavorazione del caffè.

Arte realizzata col caffè

Caffè nell’arte, quindi, ma anche arte col caffè, inteso come materiale pittorico.

Sono sempre più frequenti infatti gli artisti che scelgono di utilizzare il caffè come unico pigmento per realizzare le loro opere.

Karen Eland è un’artista americana che, utilizzando esclusivamente caffè ed acqua, ha realizzato, tra le altre opere, personali rivisitazioni di alcuni celebri dipinti, come la Monna Latte, in cui la “Monna Lisa” di Leonardo da Vinci è rappresentata con una tazza di cappuccino in mano o la “Creazione del caffè”, in cui l’Adamo della “Creazione” di Michelangelo, ha in mano una caffettiera e riempie la tazzina di un avventore speciale, direttamente il Creatore.

Anche altri due artisti americani, i coniugi Andrew e Angel Sarkela-Saur, hanno scelto di servirsi solo delle sfumature dell’Arabica o del Robusta per dipingere. Il concetto di fondo è creare qualcosa di straordinario partendo da un materiale “ordinario” e comune qual è il caffè.

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Non possiamo non menzionare l’italiana Bernulia (al secolo Giulia Bernardelli) che opera così: rovescia la tazzina e, servendosi del cucchiaino, trascina la macchia fino a ottenere delle piccole immagini, miniature ricchissime di particolari. Le sue opere richiedono fino a 10 ore di lavoro, anche se poi sono destinate a non durare.

L’arte col caffè non è però una prerogativa esclusiva delle due dimensioni. C’è chi, infatti, ha preferito optare per la sua consistenza più materica, realizzando vere e proprie opere d’arte da record sfruttando le differenze di colore derivanti dai diversi gradi di tostatura dei chicchi. L’artista russo Arkady Kim ha utilizzato ben 180 chili di caffè (circa un milione di chicchi) per dar vita ad un murale di 30 metri quadrati   “The awakening” (ossia “Il risveglio”) – che ora fa bella mostra di sé al Gorky Park di Mosca.

Altra storia, stessa materia prima per l’opera “Mekka Mokka” di Aldo Mondino: un tappeto da preghiera, rigorosamente rivolto verso la Mecca, composto di chicchi crudi o tostati (e quindi bicolore) con le frange formate da caffè macinato.

Noi, comunissimi amanti del caffè da bere,  ci accontentiamo dell’arte casalinga consistente nel prepararne uno che sia un capolavoro, affidandoci a Che Amor di Caffè 😉

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