Caffè alla turca: dalle origini sino ai giorni nostri

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La prima caffetteria turca venne aperta nel 1554 a Istanbul, col nome di Scuola delle persone colte”.

Come in Occidente, le caffetterie divennero luoghi di ritrovo e di aggregazione per gli intellettuali e gli artisti. Inizialmente, proprio come in Occidente, il rito del caffè non venne visto di buon occhio, tanto che nel 1633 venne proibito, in quanto ritenuto pericoloso per l’ordine costituito.

Ma anche in Turchia tali restrizioni si rivelarono inutili, perché la bevanda prese sempre più piede tanto da divenire successivamente addirittura un rito per la cui preparazione, alla corte del sultano, oltre all’addetto erano necessari ben 40 aiutanti.

Da allora il caffè si diffuse molto rapidamente in tutto il paese, il suo gusto piaceva a tal punto che nella scelta della moglie incideva anche il livello di maestria nell’arte delle preparazione della preziosa bevanda. Il livello di qualità del caffè (evidente dalla quantità di schiuma e dalla corposità), era sinonimo del credito di cui godeva il padrone di casa.

Nacque così anche la caffeomanzia, l’abitudine di rovesciare le tazzine vuote sul piattino per prevedere il futuro leggendo i fondi del caffè, a seconda della disposizione dei granelli rimasti.

Ma come si prepara un buon caffè alla turca, la bevanda diffusa in buona parte del Medio Oriente, nella cultura araba e anche nella penisola balcanica?

Innanzi tutto bisogna procurarsi il tipico bricco di rame (o ottone) dal lungo manico, il cezve (chiamato anche ibrik).

La scelta della miscela varia a seconda dei gusti, ovviamente, ma mentre un tempo si usavano prevalentemente miscele di tipo robusta, più corposa e tendente all’amaro, ora i gusti virano verso l’arabica, più dolce e profumato.

I chicchi vanno macinati sul momento e devono essere a grana finissima, altrimenti il fondo non si deposita e diventa sgradevole da bere.

La dose per una tazzina prevede 50 ml d’acqua, un cucchiaino e mezzo di caffè macinato e (solitamente) uno di zucchero. Tutti gli ingredienti vanno mescolati bene solo prima di accendere il fuoco.

Il cezve con gli ingredienti viene poi messo sul fuoco a fiamma bassa. La temperatura deve raggiungere tra i 92° e i 93°.

Quando si forma la caratteristica schiuma (poco prima che bolla, dopo circa un minuto e mezzo), la si versa nelle tazzine e si rimette sul fuoco il cevze ripetendo l’operazione per altre due volte. A questo punto il caffè turco è pronto! Si riempiono le tazzine degli ospiti e, dopo averlo fatto decantare per qualche minuto (in modo che la polvere si depositi sul fondo), si può finalmente gustarlo denso, cremoso, profumato e intenso.

Spesso, a seconda dei gusti, lo si aromatizza con cannella o cardamomo. È ottimo accompagnato dai lokum, dolci gelatinosi tipici della Turchia.

Preparare un buon caffè alla turca richiede molto più tempo di inserire una capsula nella nostra macchina Che Amor di Caffè, ma può essere divertente cimentarsi nell’impresa, magari ponendosi l’obiettivo di sevirne uno a regola d’arte ai nostri ospiti alla prossima cena!

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