Le origini della pausa caffè in ufficio

coffee-break

La pausa caffè in ufficio è qualcosa che ai giorni nostri consideriamo naturale ed abituale, quasi come se fosse sempre esistita. Ma quali sono le origini di questa tradizione?

Anche se oggi nessuno saprebbe fare a meno di questo rituale quotidiano, le macchinette da caffè in ufficio, i distributori automatici di snack dolci e salati e, in generale, le aree dedicate alla pausa caffè non esistono da sempre.

La pausa caffè divenne un benefit per i dipendenti agli inizi del 1900. Per questa ragione, molti sostengono che l’origine del coffee break in ufficio sia legato all’invenzione della macchina per l’espresso nel 1901, progettata da Luigi Bezzera affinché i suoi dipendenti bevessero il caffè più velocemente.

Durante gli anni successivi, specie dopo la Seconda Guerra Mondiale, complice l’industrializzazione di massa, i distributori automatici e le macchinette da caffè cominciarono ad imperversare ovunque e la pausa caffè cominciò a prendere sempre più piede all’interno dei luoghi lavorativi.

Fu solo nel 1952 che il termine “pausa caffè” fu ufficialmente definito a pieno titolo, quando il Pan-American Coffee Bureau investì due milioni di dollari all’anno in annunci radio e stampa che recitavano: “Give yourself a coffee-break – and get what coffee gives to you”.

Tuttavia, il vero punto di svolta per l’istituzionalizzazione della pausa caffè fu nel 1964, quando la richiesta della pausa caffè come diritto inattaccabile dei lavoratori rischiò di far scoppiare uno sciopero tra i membri della United Auto Workers e le principali industrie automobilistiche statunitensi (the Big Three: Chrysler, Ford e GM) che arrivarono a negoziare una pausa caffè di 12 minuti al giorno.

In Italia fu il 1968, ricco di movimenti di protesta che chiedevano una trasformazione radicale della società, l’anno cruciale in cui iniziarono nelle fabbriche una serie di scioperi e contestazioni che miravano all’ottenimento di maggiori diritti per i lavoratori, tra cui anche quello al coffee break.

E fu in quegli anni che avvenne la trasformazione del concetto di “pausa”, che da “tempo rubato al lavoro”, cominciò ad essere considerata un meritato momento di stop dal lavoro e di socialità.

I datori di lavoro, infatti, si accorsero rapidamente che le prestazioni dei loro dipendenti miglioravano dopo la pausa caffè, il che era un incentivo abbastanza convincente per mantenerne e promuoverne l’abitudine.

Oggi, l’area dedicata alla pausa caffè è uno dei luoghi privilegiati per scambiarsi idee ed opinioni tra colleghi di lavoro. Davanti al distributore automatico si socializza e si chiacchiera sui più svariati argomenti.

Sebbene ogni Paese abbia le sue abitudini e le sue tradizioni legate al coffee break, ciò che è ormai assodato e che accomuna ogni luogo è la consapevolezza che prendersi una piccola pausa dall’attività quotidiana e godersi un buon caffè o una bevanda calda, fa bene alla produttività, oltre che alla propria salute fisica e mentale.

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