Forse non tutti sanno che
Nel 1948 vennero effettuati in Russia studi specifici sui soldati che dimostrarono l’effetto benefico del ginseng tanto che venne usato per la sua ottima efficacia nel potenziamento delle performance fisiche.
Era già in quel tempo studiato per i suoi benefici e oggi il ginseng è ancora analizzato e ricercato per le sue proprietà adattogene (migliora la risposta allo stress). Ma la sua storia parte dal lontano.
E più precisamente dal continente asiatico.
Da dove è giunto il ginseng?
Il ginseng, radice della pianta Panax (dalla famiglia delle Araliaceae), è un pilastro della medicina tradizionale asiatica da ben 2.000-5.000 anni, ed è originario delle foreste di Cina, Corea e Siberia.
Considerato una “panacea” e simbolo di lunga vita, era un bene di lusso, valutato a peso d’oro per le sue proprietà adattogene, toniche e per la forma antropomorfa della radice, che ne ha alimentato le leggende.
Considerato prezioso quanto l’oro, era un rimedio elitario per longevità e vigore.
Origini antiche
La leggenda narra che la radice emanasse lamenti, richiamando l’uomo, e fosse in grado di infondere energia vitale e persino l’immortalità. Era soprannominato “re di tutte le erbe“.
Nell’antica Cina, il ginseng era riservato alle classi nobili e gli imperatori organizzavano spedizioni per la sua raccolta nelle foreste remote. Ma come è giunto in Occidente?
Arrivo in Occidente
L’arrivo del ginseng in Occidente è stato un processo graduale, passato attraverso mercanti, missionari e scoperte botaniche inaspettate.
I primi contatti risalgono al Medioevo e Rinascimento: sebbene le cronache di Marco Polo ne accennassero vagamente, le prime tracce concrete risalgono probabilmente ai mercanti arabi nel IX secolo. In seguito, i coloni olandesi introdussero le prime radici di Panax ginseng in Europa tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo.
Ma la vera conoscenza scientifica arrivò grazie ai missionari gesuiti in Cina. Nel 1711, il padre Pierre Jartoux pubblicò una dettagliata descrizione della pianta, intuendo che potesse crescere anche in climi simili a quello del Canada.
Seguendo l’intuizione di Jartoux, nel 1716 il gesuita Joseph-François Lafitau scoprì una specie autoctona vicino a Montreal (Panax quinquefolius), dando vita a un fiorente commercio tra Nord America e Cina.
Nel 1753, il botanico Carl von Linné (Linneo) classificò ufficialmente il genere con il nome Panax (dal greco “panacea”, rimedio per tutto), mentre la denominazione specifica Panax ginseng fu formalizzata solo nel 1843.
Nonostante la celebrità millenaria in Oriente, in Europa rimase una curiosità per secoli.
L’esplosione commerciale del ginseng e il successo come ingrediente per bevande (come il caffè al ginseng) sono fenomeni relativamente recenti, legati alla ricerca di alternative energizzanti alla caffeina. Oggi poi con l’arrivo delle bevande in capsula è diventato ancora più semplice fruire di un buon ginseng.
Ma oggi è meglio la caffeina o il ginseng?
Tipo di energia
La caffeina fornisce una spinta immediata e intensa.
Questo perché funziona bloccando i recettori dell’adenosina (che segnalano la stanchezza al cervello), ma contemporaneamente può causare “crash” energetici e nervosismo una volta terminato l’effetto.
Il ginseng offre di contro un’energia più stabile e duratura. In quanto elemento adattogeno aiuta il corpo a gestire lo stress e la fatica a livello cellulare, migliorando la resistenza senza picchi improvvisi.
Effetti collaterali e sonno
La caffeina se assunta in eccesso o troppo tardi nel corso della giornata può causare insonnia, ansia e aumento del battito cardiaco. Può inoltre creare dipendenza e i sintomi da astinenza includono mal di testa e irritabilità.
Il ginseng generalmente non provoca agitazione e, in alcuni casi, può persino migliorare la qualità del sonno. Tuttavia, a dosi elevate può interagire con farmaci per il diabete o anticoagulanti.
Salute gastrica
Se si soffre di gastrite o reflusso, il ginseng puro o decaffeinato è spesso più tollerato rispetto al caffè tradizionale, che è più acido e stimolante per lo stomaco.
Il compromesso perfetto: il caffè al ginseng in capsule
Scegliere di consumare un buon caffè al ginseng in capsule è un ottimo compromesso perché significa combinare i benefici di entrambi: la radice di ginseng può infatti prolungare gli effetti della caffeina, rendendo la carica energetica più graduale e meno “aggressiva”!
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