Caffè e pressione alta

caffe ipertensione

Il caffè è senza dubbio la bevanda più diffusa al mondo, immediatamente dopo l’acqua!
Negli Stati Uniti il consumo di caffè è pari a 400 milioni di tazzine al giorno e costituisce, globalmente, la principale fonte di caffeina.

Proprio perché presenta un utilizzo mondiale così elevato, risulta di grande interesse per la comunità scientifica capire se questa bevanda abbia o meno un impatto sulla salute!

Effetti del caffè sulla pressione arteriosa

I primi studi clinici volti ad indagare gli effetti del caffè sulla pressione sanguigna ipotizzavano un possibile effetto deleterio proprio sulla pressione arteriosa sistemica e sulle incidenze di patologie cardiovascolari.
In particolare questo dato è stato interpretato sulla base del modico rialzo pressorio che può avvenire nell’immediato a seguito del consumo di caffeina.

Oltre 1000 componenti chimici

Il caffè, tuttavia, oltre alla caffeina, contiene più di 1000 componenti chimici!
Tra questi ricordiamo una serie di sostanze dai nomi curiosi e un po’ complicati come i polifenoli, l’acido clorogenico e i lignani, dotati di proprietà antiossidanti ed antinfiammatorie. A cui si aggiungono sostanze ad azione vasodilatatrice come vitamina E, niacina, potassio e magnesio.

Il caffè bevanda benefica?

A fronte di questo è probabile, dunque, che se da un lato la caffeina possa determinare un blando rialzo pressorio, dall’altro le innumerevoli sostanze contenute nel caffè siano in grado di contrastare tale effetto ipertensivo, determinando anzi un beneficio sulla salute!

La letteratura scientifica lo conferma: le ultime evidenze disponibili dimostrano come il consumo di 3-5 tazzine di caffè al giorno non solo non risulti dannoso, ma sia addirittura in grado di ridurre in maniera significativa l’incidenza e la mortalità per malattie cardiovascolari, nonché la mortalità per tutte le cause.

Non vi fidate?

Vi risponde uno studio durato 10 anni!

Da un nuovo studio di coorte prospettico, pubblicato su Hypertension, sono emersi “tre risultati inediti” commenta Roberto Pedretti, professore associato all’università di Milano Bicocca, direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell’Irccs MultiMedica di Sesto San Giovanni (Milano).
“Il primo è che la pressione arteriosa misurata nell’ambulatorio del medico, sia all’inizio sia al termine dello studio era leggermente più bassa nella sua componente sistolica (la “massima”, ndr), ma non diastolica (“la minima”, ndr), tra chi beveva caffè rispetto a chi non lo beveva. Il secondo risultato è stato che durante il follow-up (i controlli nel tempo), l’insorgenza di nuovi stati ipertensivi, valutati con monitoraggio della pressione, è risultato simile nei consumatori e nei non consumatori di caffè. Il terzo: l’analisi dei dati dimostra che la variabilità della pressione arteriosa sistolica e diastolica nelle 24 ore era sovrapponibile nei non consumatori di caffè e nei consumatori all’ingresso dello studio e anche dopo 10 anni di follow-up. Del resto in una revisione sistematica era stato dimostrato come il consumo moderato di caffè fosse associato in modo inverso al rischio di malattie cardiovascolari, determinando quindi un beneficio”.

Cinque caffè anche se ipertesi

Se ci si chiede quanti caffè bere la risposta è di attenersi, salvo diverse indicazioni mediche, a quanto consiglia l’Efsa, l’Ente europeo per la sicurezza alimentare. «Le dosi giornaliere fino a 400 mg al giorno di caffeina negli adulti sani non costituiscono un problema per la salute con l’eccezione delle donne in gravidanza», precisa il cardiologo. «Dal momento che un espresso contiene circa 80 mg di caffeina si può, secondo l’Efsa, berne sino a cinque al giorno. La raccomandazione è valida anche per le persone con ipertensione arteriosa».

Bere caffeina rende più….. “tolleranti”?

“Certo, l’aumento a breve termine della pressione si verifica soprattutto in chi non beve spesso caffeina. – conclude Pedretti – Questo tenendo presente che la risposta della pressione alla caffeina varia da persona a persona. In generale però le persone che bevono con regolarità caffeina sviluppano una tolleranza, di conseguenza, non c’è un effetto a lungo termine sulla pressione sanguigna”.

Concludiamo quindi promuovendo a pieni voti la nostra “amica” caffeina e concedendoci una pausa tonificante con il primo, o il secondo (ma non andiamo oltre il quinto mi raccomando) caffè della giornata, che sia illy o Cheamor Di Caffè!

Fonti:
Giornale di cardiologia
Corriere.it
Foto di Mike González

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